Viticoltura

Vignaioli da tre generazioni vinifichiamo nella storica cantina di famiglia dopo un lungo lavoro sul campo. Si inizia a febbraio con la potatura; l’allevamento del Pigato e dell’Ormeasco è a Guyot semplice, il Rossese è allevato col sistema del Cordone Speronato. Il mese di marzo è perciò dedicato a legare il tralcio a frutto (da cui si svilupperanno i tralci fruttiferi) sul primo fil di ferro non prima di aver eseguito una minuziosa manutenzione e quando  necessario sostituzione delle strutture fisse che compongono filari (pali e fil di ferro). I tralci tagliati vengono raccolti e bruciati.
Con la primavera vengono sostituite le viti secche e viene dato inizio alle operazioni di sfalcio erbe nell’interceppo tra piante adulte; le piante giovani invece godono di una zappatura manuale che gli rimuove il terreno tutt’attorno. Queste operazioni sono necessarie in quanto non utilizziamo diserbanti.
Costanti operazioni di legatura dei nuovi tralci precedono i trattamenti contro ioidio e peronospera. Quando possibile usiamo i vecchi biologici zolfo e rame tuttavia non è sempre possibile garantire una buona qualità con i prodotti di semplice copertura a causa di condizioni climitiche talvolta bizzarre… in questi casi ripieghiamo sui sistemici.
Una cosa è certamente chiara: non ci sono dipendenti perciò i fitofarmaci siamo noi a darli e siamo poi sempre noi a lavorare in vigna (senza dimenticare che il vino ce lo beviamo).
Potature verdi, sfogliature, legature, cimature e controllo delle malerbe si alternano ai trattamenti fino a metà agosto; l’innaffiamento riguarda solo le piante più giovani che devono crescere e non portano uva così come la concimazione che nel corso degli anni raramente coinvolge le piante adulte.
Da settembre a metà ottobre sono i giorni della vendemmia, fatta a mano s’intende, da lì si parte col lavoro della cantina.
Il locale è quello storico, la lavorazione è artigianale e legata all’antica tradizione locale utilizzando ancora tini in castagno per favorire nelle primissime ore di vita una buona fermentazione dei mosti senza usare lieviti. Minima è l’aggiunta di solfiti, siamo mediamente al di sotto del limite previsto per i vini bioligici.
La maturazione avviene in botti sia di castagno che d’acciaio sulle fecce fini con frequenti batonnage. Non filtriamo nè tantomeno pastorizziamo, ci affidiamo al tempo facendoci aiutare anche dalla Luna e travasiamo il vino anche quattro/cinque volte prima di imbottigliarlo, tutto ciò per offrire un vino naturale e unico.